Stormbringer

Recensione di Alessio
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Atto secondo per la mk3 e secondo grande disco, anche se per certi versi controverso. Controverso perchè siamo ben lontani (a parte qualche episodio) dalle sonorità “classiche” del gruppo. I tempi di In rock sono lontani, musicalmente, ascoltando questo disco. Tutto ciò, però, non impedisce a Stormbringer di diventare un classico nella produzione Porpora, un po’ anche grazie a questa particolarità del sound, un misto di hard rock puro, influenze funky, blues e i primi accenni di epicità che poi Blackmore svilupperà appieno con i suoi Rainbow. Andiamo con ordine.

Il disco si apre con la titletrack Stormbringer, un pezzo potente e cadenzato cantato in prevalenza da Coverdale ma con pregevoli inserti di Hughes. E’ una delle tracce più dure ed epiche, con un assolo di Ritchie che prelude alle sonorità dell’Arcobaleno.

Decisamente un classico Purpleiano. Chi si aspetta un seguito altrettanto duro e potente rimarrà sorpreso dalla blueseggiante Love don’t mean a thing, canzone tranquilla senza grandi parti strumentali in cui si esaltano le voci di Coverdale e Hughes. Un pezzo decisamente insolito per i DP, che dimostrano di essere sempre in grado di non “fotocopiarsi”. Segue Holy man, ballata in cui per la prima volta canta Hughes da solo.

Grande prestazione per il bassista che si cimenta su un pezzo molto tranquillo ma mai melenso. Begli gli stacchi dei ritornelli, che movimentano la canzone.l La quarta traccia è una delle pietre della discordia, sia all’interno della band, sia per i fan. Il pezzo si intitola Hold on ed è probabilmente l’unico pezzo “ballabile” della produzione dei Purple. Ritchie odiava questa canzone (non è tra gli autori), ma nonostante questo, sfodera un assolo strepitoso e molto melodico, assolutamente adatto al pezzo.

Certo, queste sonorità possono un po’ sconcertare un fan reduce da In rock, Machine Head, Burn… J Quando forse non ci si spera più 😉 , ecco un pezzo che riporta la band alle sonorità più hard, ovvero Lady double dealer, canzone infuocata dal ritmo velocissimo e con un cantato aggressivo di Coverdale (bello l’uso dell’eco) e un bello stacco in coro prima del fulminante assolo di Ritchie. Chiude il tutto un mini assolo di Paice. Il pezzo seguente torna ad esplorare sonorità “alternative”.

E’ la funkeggiante You can’t do it right, la cui linea vocale vede una bella alternanza tra Coverdale e Hughes. Mini assolo di Lord (veramente mini…il grande Jon comincia ad essere un po’ “sottoutilizzato”, almeno per le parti solistiche…sigh!). Il pezzo numero sette è High ball shooter. Come il precedente vede un’alternanza tra Coverdale e Hughes nel cantato. Stavolta a prevalere sono sonorità più verso il blues. Finalmente si sente l’hammond di Lord in un vero e proprio assolo (molto ben riuscito!).

Segue un capolavoro: The Gypsy. Un riff epico, un cantato evocativo, un assolo da brividi da parte di Blackmore…Bellissima! Non ci sono parole…bisogna ascoltarla! E, non per ripetermi…ma lo stesso vale per la seguente Soldier of fortune. Una ballata struggente cantata tutta da Coverdale e dotata di un altro stupendo assolo di Ritchie, essenziale e commovente. Un altro classico per i Purple.

I contrasti interni porteranno alla partenza di Blackmore, che fonderà i Rainbow e così Stormbringer è l’ultima opera in studio della mk3. Una mk3 che si congeda con un disco che, aldilà dei gusti, spicca nella produzione Purple se non altro per il netto stacco rispetto alle sonorità hard rock.

Ma intendiamoci: i Purple non hanno perso nulla in qualità e in concerto sono rimasti sempre la band più infuocata del pianeta (anche se era sempre più evidente la tendenza di Coverdale e Hughes a trasformare il palco in un campo di battaglia per prevalere vocalmente l’uno sull’altro). In definitiva un disco assolutamente interessante, un vero mosaico di esperienza sonore.

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