Live at the Rotterdam Ahoy

Recensione di Luca di Vincenzo
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Concerto registrato in Olanda il 30 ottobre del 2000 all’Ahoy di Rotterdam, durante il triofale concerto-tour di 3 anni fà. L’orchestra è la Rumenian Philarmonic Orchestra e il direttore è il solito Paul Mann. Ad aprire il concerto è la struggente tittle-track dell’ultimo lavoro in studio di Jon Lord “Pictured Within”, con alla voce Miller Andersen. Seguono a ruota una emozionate “Sitting in a Dream” ed una spumeggiante “Love is All”, provenienti dal progetto solista di Rover Glover, Butterfly Ball (1974), e cantate da un grandissimo Ronnie James Dio, ospite fisso durante quella tournè.

Questa volta però il solo di “Love is All” acquista nuova linfa vitale perchè suonato da un’ispirato Steve Morse al posto del violinista Graham Preskett, presente invece in “In concert with the Orchestra” del 1999. Subito dopo troviamo due pezzi targati “Dio”. Il primo è “Fever Dream” proveniente da Magica(1999).

Il secondo è un classico di Ronnie: “Raibow in the dark”. Da notare che entrambi i suddetti sono stati eseguiti dai Deep Purple & Dio, e devo dire che la classe eccelsa di Ian, Steve, Jon e Roger fanno acquistare a queste canzoni ancora + fascino di quanto non ne avessero mai avuto. Segue, come da copione, “Wring that Neck”, che a più di 30 anni di distanza, riesce ad essere un pezzo sempre più fresco e apprezzabile, grazie anche all’introduzione dei fiati al posto della chitarra e soprattutto grazie ad un Ian Paice (introdotto da Jon Lord come uno dei più grandi batteristi del pianeta) su di giri.

Ed è finalmente giunto il momento dell’entrata in scena di Ian Gillan, con una “Fools” da brividi. Steve si supera nell’esecuzione del lungo solo di chitarra che caratterizza la nuova “veste” di questa canzone. Uno dei momenti più intensi del concerto. Ma il momento + intenso lo si raggiunge con “When a blind man cries”, che grazie all’ausilio dell’orchestra acquista quel fascino travolgente capace suscitare quelle emozioni che nessun’altra canzone può dare. Il pezzo è arricchito, come sempre, da un superlativo solo di Steve Morse.

In altre parole la migliore versione di “When a blind man cries” che mi sia mai capitata di sentire. L’orchestra supporta i DP anche in “Ted the Mechanic”, eseguita in maniera esemplare. E qui mi pare il caso di aprire un inciso: faccio notare a tutti che i Deep, dall’alto della loro immensa classe, non abusano dell’orchestra come fanno oramai quasi tutti i gruppi che si cimentano in questo tipo di sperimentazione. Mi riferisco in primis ai Metallica, che nel loro tentativo di introdurre a tutti i costi orchestrazioni classiche nei loro pezzi, hanno letteralmente stravolto i le loro canzoni(certo non tutti, ma per la maggiorparte è così). Ciò non accade nei concerti dei Deep Purple, dove l’orchestra è presente solo per “arricchire” certe situazioni. E’ molto difficile combinare rock e musica classe, e finora l’esperimento è riuscito solo ai Deep Purple.

Chiuso quest’inciso, passiamo a commentare la stupenda “The Well dressed guitar”, un pezzo strumentale scritto da Steve Morse. Uno strumentale pieno di pura tecnica chitarristica non fine a se stessa perchè supportata da un’adeguata melodia e da una fantastica orchestrazione. Il secondo cd si apre con una dolce melodia orchestrale spezzata dal potente riffing di batteria di “Pictures of Home”.

L’assolo intermedio è composto da un duetto chitarra-organo molto interessante. Altra chicca della serata è la bellissima “Sometimes I Feel Like Screaming”, una delle migliori canzoni dei DP degli ultimi 10 anni. Il secondo assolo di chitarra sarebbe da far sentire ai chitarristi/metallari moderni, così imparerebbero cosa significhi tecnica&melodia messe insieme. Altro classico della serata è “Perfect Strangers”, pezzo strariuscisto grazie ad una brillante orchestra che riesce a dare un’impronta ancora più sontuosa e mistica. “Smoke on the Water” è introdotta come al solito dal famoso riff-raff di Steve Morse, con passagi di “Heartbreaker”, “Starway to Heaven” e “You Really Got Me” (“cantata anche da Ian Gillan”).

Cosa scrivere di questa canzone che non è già stato scritto? Si cadrebbe nel banale…

Il finale è in cresendo con i soliti bis “Black Night” e “Highway Star”. In definitiva, ci troviamo di fronte ad uno dei migliori dischi live degli ultimi anni! Perdersi un concerto del genere è veramente un peccato, perciò mie cari purple-fans e non, se non avete “Live at the Rotterdam Ahoy” correte ad acquistarlo…!!!

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