Rapture of the Deep

Recensione di Stefano Serafinelli
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Una recensione in anteprima del nuovo attesissimo disco dei Deep Purple

“Money Talks”: Intro sofferto atmosfere molto bananas, giochino in fase di produzione, pericoloso il cenno a bananas ma, appena parte, va via lo spettro, veloce come la visiera del “dottore” del motomondiale,qui suoniamo una musica diversa,non ci sono più vuoti di memoria. Paicey è solido Gillan si insinua, il riffing segue schemi noti, ma spesso con la diligenza si conquistano cime sconosciute al genio. Il refrain prova a essere catchy, a chi non ha ancora riempito il bicchiere potrà ricordare “loosin’ my strings”. Lo special puzza Gillan come neanche la federa del suo cuscino e a noi piace così, l’uso del pitch aiuta dai tempi di Soon Forgotten. Solos standard e via verso la fine senza neanche una caduta. “wans’t to blame I feel no shame” Gran bel pezzo.

“Wrong Man” La parola wrong sta bene solo nel titolo, non c’è una sola cosa fuori posto in questa song, riffing molto cementato,pasta grassa sulla chitarra del pilota,il barone rosso ha ancora a cuore il giochino su “dont hold your breath” e “razzle dazzle”,anche qui abbiamo un chorus vero e proprio,Ian si sveglia ora a 60 anni e scopre che nella musica ci vogliono i ritornelli e, se non sono quelli di “house of pain”, noi siamo contenti.Finale lungo un po’ Mary Long.

“Girls like That” C’è sempre qualcosa da chiedersi in un disco degli amici porpora….questa canzone è come il suo titolo, ne più né meno, intro sentito mille volte,riff molto caro a Roger, su e giù per un cavalcavia lascia la voglia appiccicata al sedile, corre via veloce, il ritornello entra troppo in america e ,soprattutto, ci rimane per troppo tempo. Tra due mesi su questo pezzo faremo skip. Bello comunque l’organ solo, fortunatamente su questo album Don Airey suona per davvero.

“Rapture of the Deep” So di qualcuno che si è perso tra l’intro e la prima strofa di questo pezzo, ancora lo stanno cercando, ma le condizioni sono avverse, qui non ci sono punti di riferimento, sensazioni stranianti fanno perdere l’orientamento, nel mondo di Gillan tutto si mischia, scale arabeggianti scendono a patti con riffing sincopati, non c’è nulla che già ricordi qualcosa, solo “hungry daze” riesce a penetrare il muro sonoro, Ian Paice si volta se ne accorge e tira dritto un’altra volta con un altro brevetto negli occhiali. Il tempo viene portato con una classe indescrivibile, immancabile break strumentale chiuso tra la braccia possenti dello schema Paice e poi ancora lì fuori a perderne qualcun altro… la malinconia non aiuta le ricerche, ma questa musica fa venir voglia di perdersi sempre.

“Clearly quite absurd” Non è “sometimes I feel like screaming”, però è qualcosa di unico e in parte la ricorda. La prima vera ballad della storia dei Deep Purple, questa canzone non prende mai la piega “siamo una hard rock band”, Gillan commuove,è strano sentire Ian Paice suonare così dietro ma alla fine il risultato è brillante, Roger per una volta lascia il plettro da parte e Steve continua con le sue progressioni armoniche finche’ alla fine non lo faranno contento e inventeranno l’ottava nota. Il finale da solo vale tutto il cd. Loro da soli valgono un altro applauso.

“Dont let Go” Un cazzotto dritto in faccia,dritta brillante ,schifosamente rock, volutamente lontana dal trend del momento, la strofa da la tachipirina a “somebody stole my guitar” e ne guarisce l’ingenuità. Fino al ritornello ti farebbe fare tutte le date del tour, dopo averlo sentito cominci a chiamare il Connecticut e chiedi se quel posto da roadie è ancora libero. Dal vivo questo pezzo costringe ad assicurare la struttura del palco con il cemento armato, si rischia che lo stage segue il ritmo e ballando ballando va già alla data dopo. Il solo ti leva la velleità di rialzarti da terra e quando parte Don con il suo electric piano il lettore si colora di rosso….deep purple slot machines. L’unico errore di questa canzone è non averla fatta prima.

Back to Back Siamo alle solite se questo fosse il prodotto di qualunque altro gruppo, sarebbe il loro miracolo perenne, ma questa canzone illude, illude perché Paice la comincia troppo bene, perché il riff avrebbe potuto prendere strade migliori. Lascia l’amaro in bocca,si perché il synth di Don Airey è clamoroso,questo synth esce direttamente dalla mente di Don,non aveva piste sul banco,nessun file sul pro tools,proviene direttamente dalla sua mente,il solo poi è stato preso in un viaggio astrale e portato di peso là. Un moog?Una rarità da segnare sul quadernino.C’è un ritornello discreto che non ucciderà nessuno,nel bene o nel male Nel complesso,qualcosa che poteva venire meglio.

“Kisses tomorrow goodbye” Qui si fa sul serio, Ian Paice è tornato, Roger non si era mai allontanato. Questa ne ricorderà molte e se nel bel mezzo del ritornello vi troverete a cantare “ehi cisco let’s go down in style” nessun problema: votatevi a san Morse dagli stati uniti del sud, ponete la schiena sulla bocca di Gillan e vedrete che la sua voce vi lancerà lontano, ma non troppo perché su “kisses tomorrow goodbye” dovrete tornare e premere repeat; a ogni ascolto loro andranno ancora più veloci, ma la voce riamarrà filtrata e tutto il resto pauroso. Gillan è la democrazia dittatoriale e questo pezzo assieme a molti altri su questo cd farà delle vittime contente.

Junkyard Blues Riff…Riff, un medioso steve introduce questo non blues dal brillantissimo ritornello, il basso, come su tutto il cd,tiene su l’impalcatura,altra idea e, con questa sono almeno 9 idee su 11 pezzi, solo stupendo di Steve..tipico del momento “immaginifico” del biondo ex dregs,fantastico Don, e accompagnamento di pregio di Ian, quanta classe, Paice ci impone di mettere i gemelli alla camicia per il prossimo tour, fa respirare il ride, fa respirare tutto il kit… quanti batteristi hard suonano così bene qualunque genere? C’è molta aria nel break strumentale, classico “rientro” sull’intro “Morse Production” e, via verso la fine. Half beat rock… e anche qua si scarta il lecca lecca.

Before time Began Dunque, qui bisogna prendere fiato prima di scrivere……l’attacco del pezzo fa venire in mente i “Giraffe”, ottimo gruppo progressive-techno-pop di fine anni 80, ma sotto c’è Paice che chiama…glover da lontano risponde, si respira una certa malinconia, passano in rassegna tutte le stagione che questa band ha conosciuto, atmosfere crepuscolari, in fondo non è la prima volta che i Deep suonano così “diversi”, fin’ora Solitaire era l’esperimento più riuscito… purtroppo ora scende di un gradino dal podio, Before Time Began, sarà una delle luci più in vista di questo disco, forte tensione nel chorus… altra malinconia nello special… grosso del merito va a Don Airey abile manipolatore di archi, arrangiatore fino e, da noi, fin troppo composto. Dal vivo saranno emozioni da riempirne una cesta, toccante Ian Gillan, una piccola gemma direbbe qualcuno, l’ennsima aggiungo io.

Si chiude così “rapture of the deep” la migliore notizia che questo settembre potesse portare, oltre alla bella stagione sparisce anche lo spettro che questa band avesse finito, le idee. La capacità di esistere al di là dei soliti cliché.

Chi scrive ha amato Abandon, ha consumato Purpendicular come la prova che c’era luce senza Ritchie e, a volte, perfino più brillante, ha ritenuto vicina la fine quando Jon è andato via lasciandoci brandelli di canzoni, chi crede che i Deep faranno un altro Machine Head è destinato a soffrire per sempre di malinconia e ulcera, chi si aspetta il pezzo sparato… non lo troverà, chi bramava un altro “the battle rages on” ha dimenticato di girare le ultime 100 pagine del calendario.

Qui c è una band viva che incredibilmente ha ancora la capacità di percorrere strade nuove, il leader indiscusso è Ian Gillan,questo disco rispecchia perfettamente nel bene e nel male la sua indole e quella di Roger Glover,i deep purple del 2005 sono questi, non dei patetici vecchietti icone di un hard rock che non esiste più. “Rapture of the Deep” è perfettamente in linea con tutta la produzione Morse, probabilmente il lavoro più completo,suonato e cantato divinamente ci restituisce Ian Paice, tenuto in ostaggio su Bananas dal cane di Bradford,anche qui chi pensa che Paice debba suonare ancora ora “twist in the Tale” e morire sul palco è sempre legato al destino di cui sopra.

La verità artistica di questa band è questa,raramente la verità ha contorni così piacevoli.

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