Rapture of The Deep

Recensione di Alessio Vergani
39

MONEY TALKS Don Airey si districa tra tastiere verie e Hammond con una lunga e ben riuscita introduzione che porta alla opener del disco. Il ritmo è poderoso e il riff cattivo. Bello il cantato potente e imprevedibile lo stacco vocale orientaleggiante prima dell’ottimo assolo di Morse. Perfetto e cattivissimo il finale secco e potente, con grande acuto di Gillan.

GIRLS LIKE THAT Volete subito un pezzo dal ritmo sparato come i Purple ci hanno (ben) abituati, magari con una intro tipicamente morseiana? Eccovi serviti! Un pezzo veloce, sorretto nelle strofe da un grandissimo Glover che accompagna un cantato complicatissimo di Gillan, che nella seconda strofa gioca con le parole come solo lui sa fare. Azzeccato il coro del ritornello. Grande assolo centrale di Airey.

WRONG MAN Riff accattivante e aggressivo che funge da vero e proprio accompagnamento e cantato potente e secco caratterizzano un pezzo non eccezionale ma comunque buono. Forse un po’ troppo tirato per le lunghe il finale.

RAPTURE OF THE DEEP Giù il cappello di fronte all’ennesimo capolavoro della discografia Porpora! Un pezzo che per certi versi raccoglie l’eredità dell’immensa Perfect Strangers. Il riff complesso chiaramente orientaleggiante, l’incedere pomposo caratterizzato da un Paice scatenato tra rullate e controtempi, il cantato melodico ed evocativo come non mai di Gillan, i lunghi stacchi strumentali…un godimento unico! Un pezzo che letteralmente dà i brividi dalla prima all’ultima nota. Quello che mancava nel comunque ottimo Bananas. Potrebbe diventare un nuovo classico. (Indicata per chi non crede che Morse possa creare assoli suggestivi)

CLEARLY QUITE ABSURD Poteva mancare una ballad nel lotto delle canzoni? No…e per fortuna! C.Q.A. è un pezzo particolare perché, sulla base di una melodia dolce e malinconica tessuta da Morse e splendidamente completata dai ricami al pianoforte di Airey e dal basso discreto e preciso di Glover, crea un’atmosfera particolare. Sfido chiunque a non pensare più di una volta, al primo ascolto, che il pezzo stia per “esplodere”, per poi rimanere sorpreso dalla tensione che si accumula senza sfociare nell’assolone strappalacrime di rito. Ed è questo il tocco speciale di questo pezzo.

DON’T LET GO Riff quasi funk e ritmo accattivante per un pezzo buono soprattutto per gli assoli di Morse e di Airey al piano.

BACK TO BACK Un Gillan ironico (il testo critica le ricerche e le statistiche sull’ “uomo medio”), che canta con potenza e su tonalità notevoli rende coinvolgente il pezzo, che brilla in particolare per l’assolo tirato di Morse e per la fuga strumentale di Don Airey al moog. Bella anche l’intro con la batteria di Paice tutta da gustare (alzare un po’ il suo volume pareva brutto, vero mr. Bradford???)

KISS TOMORROW GOODBYE Avete nostalgia del ritmo tiratissimo di una “Hey Cisco”? Avete voglia di mega-rullatone di Paice? Sperate in un Gillan indiavolato? Magari gradireste pure una bella parte strumentale? Questo è il pezzo che fa per voi. Poco da dire, grandissima song, molto hard rock, Purple fino al midollo.

MTV Una composizione pazzesca. Un’atmosfera d’anarchia musicale che, soprattutto nella lunghissima parte strumentale, ricorda i tempi d’oro delle super-improvvisazioni, mentre Gillan si districa in un testo caoticissimo, da scioglilingua, ma soprattutto caustico contro chi fa del suo meglio nper uccidere la musica vera… MTV…why do you exist???!!?

JUNKYARD BLUES Riffone tipicamente morseiano per l’ennesima perla di questo disco. Un pezzo perfetto: il riff è graffiante e accattivante, Gillan canta alla grandissima, Paice si alterna tra la ritmica di base e continue accelerazioni e in mezzo troviamo due assoli lunghissimi di Morse e Airey al pianoforte. Tutta da ascoltare la grande linea di basso di Glover, che si concede qualche divagazione durante gli assoli ed esplode nel finale.

BEFORE TIME BEGAN Lo capisci già dall’intro in crescendo di un monumentale Paice che stai per ascoltare un capolavoro. Un pezzo veramente bellissimo, alla faccia di chi dice che i Purple non fanno altro che autocitarsi e non tirano fuori più niente di nuovo. Gillanè ispiratissimo e mette un’interpretazione magistrale, da brividi, su un testo magnifico. Morse ed Airey tracciano trame sonore non esplosive ma di grande tensione, mentre un Glover da applausi ci delizia con un breve assolo che introduce e supporta la parte strumentale cantrale. Solenne il finale parlato di Gillan. Un finale decisamente appropriato per chiudere il disco. Sperando sia solo un arrivederci…

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