Perfect Strangers

Recensione di Alessio Vergani
203

Dopo anni di attesa e notizie false, arriva il momento della vera REUNION. MkII, ovviamente!!! E il primo disco nato dalla reunion certo non delude, tanto che da molti è considerato il miglior lavoro in studio dopo In Rock. Perfect Strangers offre una serie di canzoni veramente di grande qualità. Si parte con Knocking at your back door, pezzo strepitoso, nel quale i Purple appaiono in scena uno dopo l’altro in un’intro ormai storica (e bellissima!) per poi dar vita ad una canzone veramente stupenda, con un riff bellissimo ed un assolo di Blackmore votato dalle riviste specializzate come il migliore dell’anno.

I Purple non hanno certo perso smalto! Segue la dura Under the gun, aggressiva anche nel testo antimiltarista. E’ poi la volta di Nobody’s home, dotata di una melodia coinvolgente e di un bell’assolo di Lord. Segue Mean streak, canzone spesso considerata un filler all’interno dell’album, ma assolutamente non male.

La quinta traccia è la titletrack, Perfect Strangers, una song strepitosa con un riff molto pomposo basato su una scala frigia, un’intro di organo celeberrima ed una atmosfera veramente surreale, accresciuta nei concerti dall’esecuzione nel buio quasi totale! Un vero capolavoro. Capolavoro atto II è la traccia seguente, A gypsy’s kiss, dal ritmo veloce, con un cantato potente ed uno strepitoso duetto all’unisono neoclassico tra Blackmore e Lord. Grande il lavoro di Paice, che come sempre non usa nè doppia cassa, nè doppio pedale.

Seguono una ballad caldissima, Wasted sunsets, con una solida base di organo, e la strana Hungry daze, in cui Gillan nel testo ricorda i tempi passati (“we all came out to Montreux…but that’s another song…”).Bellissimo il riff, quasi “barocco”.

Chiude il disco la violenta Not responsible, chiusa da un Gillan indiavolato. La versione remaster su CD del disco contiene, fortunatamente, un’altra traccia, quello che probabilmente è il miglior strumentale del gruppo (per non dire di più…), ovvero Son of Alerik.

Dieci minuti assolutamente avvincenti dal primo all’ultimo secondo, con i quattro (Gillan, ovviamente, non canta) tutti in evidenza. E non per assoli veloci o ipertecnici, ma per la tensione e la suggestione che creano nel pezzo.

Insomma, questi “perfetti sconosciuti” colpiscono ancora!

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