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Ritchie Blackmore: Dalla preistoria dei Deep Purple al rock medioevale (Il Mattino, 2006)

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Notizie - Le notizie dai giornali
Scritto da Andrea Spinelli   
Venerdì 31 Marzo 2006 01:00

IL MATTINO: 31 MARZO 2006
Di Andrea Spinelli

Praga. Città Vecchia esterno notte. Basta oltrepassare il pesante portone di legno con i moschetti al posto delle maniglie del medievaleggiante ristorante Cartouche per ritrovarsi sprofondati nell´incubo gotico di Ritchie Blackmore. Candele sopra le mensole, catene al soffitto, paglia sul pavimento e pinte di birra un po´ ovunque fanno da cornice al lancio di «The village lanterne», quinto capitolo della saga rinascimentale iniziata dall´ex chitarrista dei Deep Purple e dalla cantante Candice Night nel ´97 con «Shadow of the moon».

 

L´uomo che visse tre volte (con i Deep Purple, i Rainbow, ora con i Blackmore´s Night, senza dimenticare la breve parentesi italiana con i Trip di Ricki Maiocchi) ha scelto la cornice esoterica di Praga per chiamare a raccolta i fans di tutta Europa e offrir loro in anteprima un assaggio live dell´album, oltre a pietre filosofali come «Home again», «Queen for a day» o «Shadow of the moon».

Un concerto rigorosamente in costume, tra i tavoli di un ristorante invaso di fedelissimi con cappello piumato, mantello e calzamaglia. «Quindici anni fa il rock´n´roll cominciò ad annoiarmi, la chitarra elettrica non mi dava più stimoli, così ho riscoperto quella acustica», spiega Blackmore: «Mai fidarsi dell´elettricità, perché gli amplificatori appiattiscono le emozioni».

Ma la Fender che ha segnato un´intera generazione di chitarristi torna ad affacciarsi qua e là tra i solchi di questo nuovo cd: «E il prossimo sarà ancor più rock oriented, per rispondere alla sfida lanciata da quelli che dicono che la musica rinascimentale mi ha ammorbidito», aggiunge l´eroe di «Highway star», 61 anni il 14 aprile. «Nei Deep Purple mi sentivo la rotella di un ingranaggio molto più grande di me.

Con questa formazione riesco a trovare quell´emozione che invece manca negli stadi. Mi sarebbe piaciuto suonare anche pezzi non miei come "The times they are a changin´" di Bob Dylan o "I think it´s going to rain today" di Randy Newman, ma gli altri della band non ne volevano sapere.

Ora posso anche permettermi di rendere omaggio a Joan Baez con "Diamonds and rust". Per me sarebbe facile cedere alle lusinghe del denaro e tornare su un palco davanti a 50.000 persone, facendo le canzoni di sempre come accade ai miei ex compagni.
Ma sarebbe un inutile balzo nella preistoria».



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