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Mary Lane
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Oggetto del messaggio: Corridore Veloce e Tarantola l'Imbrogliona Inviato: venerdì 11 aprile 2008, 1:36 |
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Iscritto il: lunedì 9 gennaio 2006, 11:20 Messaggi: 930 Località: Roma
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Ciao a tutti! Grazie al mio telefilm preferito (Northern Exposure), ho rispolverato alcuni libretti che ho tanto amato, riguardanti storie e miti dei Nativi Americani. Una puntata riguardava un "uomo - orso"...è difficile da spiegare, ma basta accennare al fatto che nella mitologia dei Nativi, i primi animali sulla terra erano simili agli esseri umani, sia per dimensioni che per intelligenza, parlavano lo stesso linguaggio e spesso assumevano forme di persone. Poi questi animali scomparvero e si insediarono quelli che esistono oggi. In uno dei libretti c'è uno dei miei racconti preferiti nel capitolo intitolato "Maghi e imbroglioni" ...sicuramente ad Armando Soldier colpirà Beh, ho scansionato il racconto in OCR e ve lo riporto qui di seguito. Spero vi piaccia e se così fosse sarei lieta di farvene leggere altri. Buona lettura e buonanotte Mary Corridore Veloce e Tarantola l'Imbrogliona (Zuni)
"Nel tempo di molto tempo fa c'era una sola Tarantola sulla Terra. Era grande quanto un uomo, e viveva in una grotta presso il punto dove due grandi colonne di roccia si alzano alla base del Monte del Tuono. Ogni mattina Tarantola si sedeva all'imbocco della sua tana aspettando il tintinnìo di una cintura di sonaglietti che annunciava l'avvicinarsi di un giovane Zuni il quale passava sempre di là correndo al levar del sole. Era abbigliato in maniera straordinariamen- te bella di rosso, bianco e verde, con una fascia pieghettata multicolore intomo alla testa, un ciuffo di penne di ara blu, rosse e gialle infilato nel nodo dei capelli, e una cintura di
sonaglietti di como. Tarantola era assai invidiosa del gio- vane, e trascorreva molto tempo pensando al modo di por- targli via con qualche imbroglio quel bellissimo costume.
Corridore Veloce era il nome del giovane Zuni, che stu- diava per diventare grande sacerdote come suo padre. Il costume che indossava era quello riservato alle danze sa- cre. Per mantenersi forte in occasione di queste danze, che sono molto faticose. Corridore Veloce indossava tutte le mattine le vesti sacre e faceva di corsa il giro del Monte del Tuono prima delle preghiere.
Una mattina al levar del sole, Tarantola udì i sonaglietti della cintura di Corridore Veloce che tintinnavano. Uscì di qualche passo fuori della tana e quando il giovane Zuni gli fu più vicino lo chiamò: «Aspetta un minuto, mio giovane amico. Vieni qui!».
«Vado di fretta» rispose Corridore Veloce.
«Non pensarci. Vieni qui» ripetè Tarantola.
«Che cosa c'è?» chiese il giovane con impazienza. «Perché vuoi che mi fermi?»
«Ho una grande ammirazione per il tuo costume» disse Ta- rantola. «Non ti piacerebbe vedere come appare agli altri?»
«E com'è possibile?» domandò Corridore Veloce.
«Dai, che ti faccio vedere.»
«D'accordo, però sbrighiamoci. Non voglio arrivare in ritardo alle preghiere.»
«È una cosa che si può fare in un momento» gli assicurò Tarantola. «Togliti i vestiti, tutti. Poi io mi toglierò i miei. Metti i tuoi davanti a me, e io metto i miei davanti a tè. Poi io metterò il tuo costume, e così potrai vedere come appari bello alla gente.»
Se Corridore Veloce avesse saputo che razza d'imbro- gliona era Tarantola, non avrebbe mai consentito a una proposta del genere, ma non lo sapeva, ed era curioso di sapere che impressione potesse fare il suo costume agli al-
tri. Si tolse perciò i mocassini rossi e verdi, le gambiere bianche con la frangia, la cintura con i sonagli e tutti gli al- tri bellissimi indumenti, e li pose di fronte a Tarantola.
Nel frattempo Tarantola aveva fatto un mucchietto delle sue sudicie gambiere di lana, del suo perizoma e della mantella, il tutto di un brutto colore grigio azzurro. Inco- minciò a infilarsi in fretta gli eleganti abiti che Corridore Veloce gli aveva posto davanti, e quando ebbe finito si rizzò sulle storte zampe posteriori e disse: «Adesso guar- dami. Come ti sembro?».
«Be',» rispose Corridore Veloce «per quanto riguarda il vestito, piuttosto bello.»
«Puoi avere un'idea più precisa se mi tiro un po' indie- tro» disse Tarantola, e arretrò, come solo le Tarantole san- no fare, verso l'ingresso della sua tana. «E ora come ti sembro?»
«Più bello» rispose il giovane.
«Allora mi tirerò indietro ancora un po'.» E riprese ad arretrare. «E adesso, come ti sembro?»
«Bellissimo.»
«Ah ah!, ridacchiò Tarantola, e si lanciò a capofitto nell'oscurità della sua tana.
«Esci fuori di lì!» urlò Corridore Veloce, ma sapeva che era troppo tardi.
Tarantola l'aveva giocato. "Che cosa devo fare ades- so?" si domandò. "Non posso andare a casa mezzo nudo." La sola cosa che poteva fare e che fece fu di mettersi ad- dosso i ruvidi, pelosi indumenti azzurri di Tarantola, e di tornare al proprio villaggio.
Quando giunse a casa il sole era alto, e suo padre lo aspettava con ansia. «Che cos'è successo?» gli domandò il padre. «Come mai sei vestito con quella brutta robaccia?»
«Tarantola, quella che vive sotto il Monte del Tuono,
mi ha imbrogliato» rispose Corridore Veloce. «Mi ha por- tato via il costume sacro ed è scappata nella sua tana.»
Il padre scosse la testa, contristato. «Dobbiamo manda- re a chiamare il capo dei guerrieri» disse. «Lui ci dirà che cosa possiamo fare.»
Venne il capo dei guerrieri e Corridore Veloce gli riferì l'accaduto. Il capo ci pensò sopra, poi disse: «Ora che Ta- rantola ha il tuo bei costume, è difficile che si faccia vede- re lontano dalla sua tana. Dovremo stanarla».
E così il capo dei guerrieri mandò messaggeri in tutto il villaggio, chiamando tutti a raccolta con zappe, bastoni da scavo e cesti. Riunitisi gli Zuni con tutte queste cose, il ca- po diresse la marcia verso la tana della Tarantola.
Incominciarono rapidamente a scavare dentro la buca. Lavorarono e lavorarono fino al tramonto, riempiendo ce- sti e cesti di sabbia che accumularono all'esterno fino a formare un gran cumulo. Infine, portata via tutta la sabbia, raggiunsero la viva roccia della montagna, ma non trovaro- no traccia di Tarantola. «Che altro possiamo fare?» disse la gente. «Smettiamola, visto che non possiamo fare diversa- mente. Andiamocene a casa.» Così, al calare del buio, gli Zuni tornarono al loro villaggio.
Quella sera i capi si riunirono per discutere che altro si poteva fare per ricuperare il costume sacro di Corridore Veloce. Qualcuno suggerì di mandare a chiamare il Gran- de Martin Pescatore*. «È saggio, astuto e rapido nel volo. Se c'è uno che può aiutarci, questi è il Grande Martin Pe- scatore.»
«È vero» approvarono gli altri. «Mandiamo a chiamare il Grande Martin Pescatore.»
* II martiri pescatore vero e proprio non esiste in America, dove vive un suo stretto al'f'ine dal nome scientifico di Me^uceryle (ilcynn. [N.d.T.\
Corridore Veloce si mise immediatamente in viaggio, correndo alla luce della luna finché non raggiunse la colli- na dove abitava il Grande Martin Pescatore, e bussò alla porta della sua casa.
«Chi è?» domandò il Grande Martin Pescatore.
«Vieni in fretta» rispose Corridore Veloce. «I capi del nostro villaggio hanno bisogno del tuo aiuto.»
E così il Martin Pescatore seguì il giovane al villaggio degli Zuni, che erano a concilio. «Perché avete bisogno di me?» domandò.
«Tarantola ha rubato le vesti sacre di Corridore Veloce» gli dissero. «Abbiamo scavato nella sua tana fino alla roc- cia viva del Monte del Tuono, ma non possiamo scavare più a fondo, e non sappiamo che cosa fare. Ti abbiamo chiamato a causa della tua forza e della tua capacità di af- ferrare qualsiasi cosa, anche sott'acqua.»
«È un'impresa difficile, quella che mi chiedete di fare» disse il Grande Martin Pescatore. «Tarantola è estrema- mente furba, e ha una vista acutissima. Farò del mio me- glio, comunque, per aiutarvi.»
L'indomani prima dell'alba, il Grande Martin Pescatore volò sulle due colonne di roccia alla base del Monte del Tuono e si nascose dietro una pietra, così che soltanto il suo becco spuntava oltre le colonne. Quando i primi raggi di sole apparvero da dietro l'orlo del mondo. Tarantola spuntò all'ingresso della sua tana. Spiò in giro con gli oc- chi acutissimi, finché scoprì il becco del Martin Pescatore. «Ah ah, gran fintone di un Martin Pescatore!» gridò.
Nello stesso istante in cui capì d'essere stato scoperto, il Grande Martin Pescatore spalancò le ali e si lanciò come una freccia nel vento, ma riuscì appena a sfiorare la punta delle piume sulla testa della Tarantola prima che l'imbro- gliona balzasse indietro nelle profondità della sua buca. «Ah ah!» rise Tarantola. «Cantiamo e danziamo!» E si mi-
se a balzare su e giù per la tana, danzando sulle storte zam- pe una tarantella, mentre ali'.estemo il Grande Martin Pe- scatore tornava al villaggio degli Zuni a dir loro: «Inutile. Ho fallito miseramente. Come vi dicevo, Tarantola è una creatura molto furba, e di vista acuta. Mi dispiace, ma non posso far altro».
Dopo che il Martin Pescatore fu tornato alla sua collina, i capi decisero di mandare a cercare la Grande Aquila, la cui vista era sette volte più acuta di quella degli uomini. Essa venne subito, e ascoltò le richieste di aiuto. «Come ha detto il mio fratello Martin Pescatore, Tarantola è una creatura molto furba, e di vista acuta. Ma farò del mio meglio.»
Invece di attendere il levar del sole presso il Monte del Tuono, l'Aquila si appollaiò a grande distanza, in cima al Monte del Tasso. Lì restò con la testa al vento, girando pri- ma un occhio e poi l'altro in dirczione della tana di Taran- tola finché la vecchia imbrogliona non mise fuori il naso lanuginoso. Con la sua vista acuta, non le ci volle molto per scorgere l'Aquila in cima al Monte del Tasso. «Ah ah, gran fintona di un'Aquila!» urlò mentre l'Aquila si tuffava come una pietra scagliata nell'aria dritto verso la testa del- la Tarantola. Le sue ali sfiorarono l'Imbrogliona, ma quan- do allungò gli artigli non afferrò altro che una delle piume dell'acconciatura di Tarantola, e anche quella le sfuggì fra le rocce. Mentre Tarantola cantava e danzava nella sua ta- na e si compiaceva della propria astuzia ed eleganza, avvi- lita e delusa l'Aquila volò al concilio degli Zuni e confessò il proprio insuccesso.
Il popolo si rivolse allora in cerca d'aiuto al Falco Pelle- grino. Dopo che ebbe saputo quanto era già stato fatto, il Falco disse: «Se i miei fratelli Martin Pescatore e Aquila hanno fallito, è quasi inutile che provi io».
«Tu sei la più rapida delle creature pennute» gli rispose- ro i capi. «Più veloce del Martin Pescatore e forte quanto l'Aquila. Il tuo piumaggio è chiazzato di grigio e di bruno, come le rocce e la saggina, e così Tarantola potrebbe non vederti. »
II Falco acconsentì a tentare, e la mattina dopo, presto, si appostò in cima a uno strapiombo proprio sopra la tana di Tarantola. Quando spuntò il sole, l'uccello era quasi in- visibile perché le sue penne grigie e brune si confondevano con le rocce e l'erba secca intorno. Egli mantenne un'at- tenta guardia finché Tarantola non cacciò fuori la sua brut- ta testa volgendo lo sguardo in tutte le direzioni. Non vide niente, e quindi continuò cauta a emergere dalla tana fin- ché anche le sue spalle non furono fuori, ben visibili. In quel momento il Falco si lanciò e Tarantola lo vide, troppo tardi per salvare il ciuffo di penne di ara dagli artigli rapaci dell'uccello.
Tarantola ruzzolò dentro la tana e si sedette, piegata in due dalla paura. Sconsolata, mosse la testa avanti e indietro e gemette: «Ahimè, ahimè, se n'è andata la mia bella ac- conciatura. Quel falco maledetto! Ma a che serve preoccu- parsi per un misero ciuffo di penne d'ara? Si sporcano e si rompono, i tarli se le mangiano, stingono. Perché rattristar- mi per una sciocchezza senza valore? Ho pur sempre il più bei costume di tutta la valle: eleganti gambiere e camicia ricamata, collane che valgono cinquanta volte quell'accon- ciatura, e orecchini ciascuno dei quali vale una manciata di collane. Che il Falco si tenga pure quelle vecchie penne!».
Frattanto il Falco, maledicendo la sfortuna, riportò le penne di ara agli Zuni. «Mi dispiace, amici miei, ma questo è quanto hopotuto fare. Possano altri riuscire meglio di me.»
«Sei riuscito bene, non avvilirti» gli dissero. «Queste penne che vengono dal sud sono preziose per noi.»
Quindi i capi si riunirono di nuovo a concilio. «Che altro ci resta da fare?» domandò il padre di Corridore Veloce.
«Dobbiamo mandare tuo figlio al paese degli dei» sen-
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tenziò il capo dei guerrieri. «Soltanto loro ormai possono aiutarci.»
Convocarono Corridore Veloce e gli dissero: «Abbiamo chiesto alle più sagge e alle più veloci e alle più forti tra le creature pennute di aiutarci, e tuttavia hanno fallito. Ora dobbiamo mandarti al paese degli dei, a implorare il loro aiuto».
Corridore Veloce acconsentì a compiere il pericoloso viaggio fino alla cima del Monte del Tuono, dove viveva- no, con la loro nonna, i due dei della guerra Ahaiyuta e Matsailema. Per il viaggio, i grandi sacerdoti lo munirono dei più preziosi tesori. La mattina seguente. Corridore Ve- loce li prese e li portò con sé, e verso mezzogiorno rag- giunse il luogo dove vivevano gli dei della guerra.
Trovò la loro nonna seduta sul tetto piatto della casa. Dal locale sottostante giungeva il suono degli dei della guerra che stavano facendo qualcuno dei loro giochi rumo- rosi. «Vieni, figlio mio.» Così la nonna degli dei salutò Corridore Veloce, e poi chiamò Ahaiyuta e Matsailema:
«Venite su, bambini miei, in fretta, tutti e due. È arrivato un giovane uomo che porta dei doni».
Gli dei della guerra, che erano piccoli come nani, saliro- no sul tetto e il più vecchio disse cortesemente: «Siedi e dicci il motivo della tua visita. Nessuno va a casa di un al- tro per nulla».
«Vi porto offerte dal nostro villaggio qui sotto. E vi por- to anche il fardello delle mie pene per ascoltare il vostro consiglio e implorare il vostro aiuto.»
Poi raccontò agli dei della guerra la sua disavventura, di come Tarantola gli avesse rubato le vesti sacre, e di come le più sagge e le più veloci creature pennute non fossero riuscite a riprenderle.
«Hai fatto bene a venire» disse il dio della guerra più giovane. «Solo noi possiamo vincere in astuzia la Taranto-
la imbrogliona. Nonna, per gentilezza, muoviti, e preparaci della farina di pietra.»
Sotto gli occhi di Corridore Veloce, la vecchia nonna raccolse alcune pietre d'arenaria, le ridusse a pozzetti e quindi le macinò fino a fame polvere. Impastò questa pol- vere con acqua e i due dei della guerra, con impressionante abilità, plasmarono l'impasto dandogli la forma di due cer- vi e di due antilopi, che indurirono man mano che essi fini- vano il loro lavoro.
Diedero le statue a Corridore Veloce e gli dissero di metterle su uno spiazzo nella roccia di fronte alla tana di Tarantola. «Alla vecchia Tarantola piace cacciare. Nulla le da maggior piacere dell'uccidere la selvaggina. Sarà indot- ta a uscire dalla tana quasi sicuramente. Una volta fatto questo, vai a casa e di' ai capi di prepararsi ad attaccare Tarantola domattina.»
Quella sera, dopo che Corridore Veloce fu tornato al suo villaggio ed ebbe riferito di come aveva collocato le statue di cervo e di antilope davanti all'imboccatura della tana di Tarantola, i capi convocarono i guerrieri e ordina- rono loro di tenersi pronti a scendere sul sentiero di guerra prima dell'alba. Per tutta la notte essi prepararono le frecce e saggiarono la forza degli archi, e prima dell'alba si pose- ro in marcia verso il Monte del Tuono. Corridore Veloce li precedette, e quando si avvicinò allo spiazzo nella roccia, fu meravigliato di vedere che le due antilopi e i due cervi erano diventati vivi. Stavano andando in giro qua e là, alla ricerca di qualche filo d erba.
«Io chiedo il vostro aiuto perché mi aiutiate a vincere la malvagia Tarantola» pregò gli animali. «Scendete davanti alla sua tana, vi prego, così che vedendovi sia tentata a uscirne.»
Obbedienti cervi e antilopi scesero il pendio verso la ta- na di Tarantola. Mentre si avvicinavano, essa li scorse. "Oh! Che cosa vedo mai!" disse a se stessa. "Guarda cervi
e antilopi pronti per esser cacciati. Se deve prenderli qual- cuno tanto vale che sia io."
Prese il suo arco, lo preparò, fece vibrare la corda e uscì. Mentre usciva dalla tana, si disse: "Santo cielo! Non può andare. Se vado là fuori gli Zuni mi saranno addosso". Scrutò su e giù la valle. "Sciocchezze! Non c'è nessuno." Balzò fuori dalla tana e corse verso i cervi, che seguitava- no ad avvicinarsi. Quando il primo fu proprio vicino. Ta- rantola incoccò una freccia e la fece volare. Il cervo si ab- battè subito al suolo. «Ah!» esclamò Tarantola. «Chi dice che non sono brava nella caccia?» Scoccò un'altra freccia e abbattè il secondo cervo. Con urla di gioia, abbattè poi anche le due antilopi.
«Che bella selvaggina mi sono procurata oggi» disse. «Ora devo trasportarla nella tana.» Sfece una cinghia che si era portata appresso e con essa legò insieme le zampe del primo cervo che aveva ucciso. Si curvò, si collocò il cervo sulle spalle, ma quando stava per alzarsi e per torna- re alla tana, ciac, cadde e fu quasi schiacciata sotto una massa di pietra bianca. «Pietà!» invocò. «Che cos'è que- sto?» Si guardò intorno, ma non vide traccia del cervo; vi- de soltanto una massa informe di pietra bianca.
«Va bene, proverò con quest'altro» disse, ma era appe- na riuscita a issarsi l'altro cervo sulle spalle quando anche questo si trasformo in una massa di pietra bianca che la schiacciò. «Che cosa può essere?» gridò Tarantola.
Provò con una delle antilopi, ma le successe la stessa cosa.
«Be', ne resta ancora una, comunque» disse. Legò insie- me le zampe dell'ultimo animale e stava per sollevarlo quando udì un grande urlio.
Si voltò in fretta e vide tutti gli Zuni del villaggio che si raccoglievano intomo alla sua tana. Corse verso l'imbocca- tura con tutta la fretta che le consentivano le sue zampe stor- te, ma la gente le aveva già tagliato la strada. Le si avvicina- rono, le si strinsero intomo, afferrarono le vesti che aveva rubate. Le strapparono gli orecchini dalle orecchie, finché essa non alzò le mani gemendo: «Pietà, pietà! Mi fate male, mi fate male! Non trattatemi così. D'ora in poi sarò buona! Mi toglierò questo costume e ve lo restituirò senza fare resi- stenza, se solo mi lascerete appartare un momento».
Ma gli uomini le davano addosso, adirati. La tirarono di qua e di là, le tolsero di dosso, pezzo per pezzo il costume di Corridore Veloce, finché non rimase nuda e così mal- concia che a malapena poteva muoversi.
Quindi i capi si raccolsero in cerchio intomo a lei, e uno disse: «Non sarà una buona cosa se consentiremo a quest'imbrogliona di andarsene così com'è. E troppo gros- sa e potente, è troppo astuta. Per liberare il mondo dalla Tarantola, una volta per tutte, dobbiamo farla arrostire».
E così gli uomini alzarono un gran mucchio di legna secca, gli diedero fuoco facendo ruotare nelle mani il bastone per il fuoco e presto le fiamme divamparono. Allora afferrarono Tarantola, che si dibatteva, e ve la gettarono, ed essa squittì e sfrigolò e sibilò e si gonfiò fino a diventare enonne. Ma Ta- rantola aveva in serbo ancora un ultimo trucco. Quando scop- piò, con tremendo rumore, schizzò milioni di frammenti del proprio corpo su tutto il mondo, fino al Messico e all'Ameri- ca del Sud e più lontano, fino a Tarante, in Italia. Ogni fram- mento riprese la forma della vecchia Tarantola, ma natural- mente in dimensioni molto più piccole, più o meno come quelle delle tarantole di oggi. Certuni dicono che Tarante prese nome dalla Tarantola, altri dicono che le tarantole pre- sero nome da Tarante; comunque tutti sanno che la frenetica danza chiamata tarantella fu inventata dalla Tarantola, l'Im- brogliona del Monte del Tuono, nella terra degli Zuni."
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purpleangel
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Oggetto del messaggio: Re: Corridore Veloce e Tarantola l'Imbrogliona Inviato: domenica 13 aprile 2008, 23:11 |
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Iscritto il: mercoledì 15 ottobre 2003, 15:55 Messaggi: 4572 Località: Barcelona
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Bello, pero' non ho capito..chi li ha scritti questi racconti?? non penso gli indiani fossero a conoscenza dell'esistenza di Taranto!! 
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Soldier Of Fortune
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Oggetto del messaggio: Re: Corridore Veloce e Tarantola l'Imbrogliona Inviato: domenica 13 aprile 2008, 23:36 |
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Iscritto il: giovedì 26 febbraio 2004, 22:23 Messaggi: 2354 Località: La Citta' Dei Due Mari
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E' bello fare un viaggio alla riscoperta delle proprie radici Che si aprano le danze allora! 
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Mary Lane
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Oggetto del messaggio: Re: Corridore Veloce e Tarantola l'Imbrogliona Inviato: martedì 15 aprile 2008, 16:34 |
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Iscritto il: lunedì 9 gennaio 2006, 11:20 Messaggi: 930 Località: Roma
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purpleangel ha scritto: Bello, pero' non ho capito..chi li ha scritti questi racconti?? non penso gli indiani fossero a conoscenza dell'esistenza di Taranto!!  Beh, i racconti sono stati raccolti e riscritti nel corso dei secoli da vari studiosi, appassionati, etc..sono pur sempre tradizioni orali rimesse per iscritto da cultori "bianchi"... Ieri ho letto la storia del Gallo, del Tordo e della fanciulla. Sono deliziose. 
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