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Con questo volevo soffermarmi su alcuni aspetti riguardante il famoso programma della ormai famosa Maria de Filippi, ma più in generale sul meccanismo delirante dei talent-show.
Scrivo per frustrazione e scrivo qui perchè sono certo, che qui, qualcuno che capisce tanto così di musica e si rende conto che il mercato dei dischi è in caduta libera, lo trovo.
Il programma è una figata di per se, sicuramente meglio di Sanremo o di Top of the pop e di tanti altri. Di fatto ci sono dei ragazzi (alcuni veramente bravi), che si sfidano a duello armati del proprio talento e “alla fine ne resterà solo uno”. Nella trasmissione si sente musica e si vede gente che balla, quindi, sforzandomi di accantonare i miei gusti in fatto di musica e più in generale di spettacolo, per non pagare il rischio di un inevitabile conato di vomito, mi accingo ad analizzare il programma il più oggettivamente possibile, e devo dire che il prodotto offerto dai signori di Cologno Monzese è di tutto rispetto: una produzione con le palle, tutto live (tranne ospiti big, rigorosamente in playback), palco, spalti, luci, fischioni e fuochi d'artificio. Unica pecca (non da poco) le finte critiche alla “uomini e donne” da parte di signore attempate tra il pubblico (manco fossero talent scout navigate), d'altra parte il programma è della De Filippi. Naturalmente anche tutte le polemiche tra insegnanti e insegnanti e insegnanti e alunni sono una pagliacciata e spesso quello che fa incazzare è l'atteggiamento di ragazzetti di 20 anni che rispondono a tono a professionisti, nel settore da 30 anni, manco fossero i loro compagni di merenda. Cazzo mi dico: “è una scuola, sei li per imparare, ascolta e fai silenzio, oltretutto sei anche in televisio...“... già, sei in televisione, quella non è una semplice scuola d'arte....
Per analizzare il “fenomeno” Amici nella sua interezza, bisogna però, a pare mio, partire da ciò che reputo una certezza (l'affermazione è dettata dall'esperienza accumulata nell'esercizio della mia professione: il pubblicitario): tutto ciò che passa in televisione (sopratutto a Mediaset) è ovviamente pilotato per attirare i soldi delle aziende attraverso gli spazi pubblicitario messi a disposizione; quindi più il programma ottiene ascolti, più il prodotto pubblicizzato dall'azienda in questione verrà visto e quindi, più lo spazio costerà. E fin qui nulla di nuovo, è il meccanismo, della tv commerciale.
Solo che il programma Amici (così come x-Factor per citarne un altro), ha come scopo la produzione artistica, attraverso una major, di uno o più artisti del programma stesso. Quindi, inevitabilmente, nel meccanismo commerciale, viene introdotto un nuovo interlocutore: la casa discografica, che, per essere lì (proprio fisicamente) ha evidentemente un'interesse.
E qui mi rendo conto della perversa truffa nei confronti di noi tutti amanti della musica tutta e, in fondo, anche di quei 10 poveri pirla che partecipano al programmi (solo che per loro provo pena, per noi tutti, rabbia)
Se ci pensate è semplice... Quali sono per una major i costi e i rischi maggiori nel produrre un artista, nel sostenerlo e nel tentare di guadagnarci qualcosa? Ovvio che sono la promozione e il lancio. Un'artista, quando viene fiondato sul mercato è pressochè sconosciuto, quindi il lavoro sulla sua immagine, la pubblicità, le comparsate in tv, le firme, la finta beneficenza ecc... è la parte più onerosa e rischiosa per la casa.
Lo so una volta si faceva i concerti per vendere il disco... bai tempi, oggi un'artista esce col disco e poi fa un tour all'anno di 10 date per fidelizzare quei 200.000 che l'hanno comprato, e sperare che ci ricaschino al prossimo album.
Quindi, cosa c'è di meglio che produrre un pirla che è stato 3 mesi in prima serata, 24 su 24 con una telecamera addosso, con il finto pubblico in studio che gli canta “sei bellissimo” e che piace perchè piange, è fragile, ma ha anche le palle, lotta, litiga si innamora ecc.... Cazzarola, son capace di produrlo anche io uno così. La casa discografica si è già tagliata il 50% delle spese per il lancio e la promozione. Inoltre, il pirla è giovane. Se a me a 20 anni mi si fosse presentata la Emi o la Warner o la Sony o la Universal o la Sugar (tutte presenti ad amici) con un contratto, avrei firmato con il sangue, se richiesto. Sono sicuro che firmano tutto quasi a occhi chiusi (cioè al massimo il 3-4% x 2-3 album). E così la casa si para pure il culo, lo paga poco e anche se guadagna un cazzo, riesce comunque a rientrare nel budjet grazie al taglio sulla promozione.
D'altra parte, se il cretino riesce a fare almeno un disco di platino (350.000 copie) + comparsate a mattino 5 e altre troiate analoghe e se gli va bene fa addirittura quel cesso di Sanremo, in due-tre album guadagna abbastanza per vivere tranquillamente di rendita (nulla mi toglie dalla testa che quelli li ad Amici ci vanno con anche questo pensiero in testa)
Il meccanismo però è a discapito di tutto ciò che riguarda la musica e il talento, anche perchè quei 10 poveri pirla tendenzialmente ce l'hanno, purtroppo non hanno esperienza e vengono dati in pasto agli squali.
Quello che esce è il solito disco mediocre di un discreto cantante, belloccio e amato dalle folle (quantomeno per due album).
Io credo che sarebbe meglio sviluppare uno scouting serio, che i talenti ci sono e sono un pò ovunque, ovvio che non si può pretendere di investire su un tizio di 20 anni e credere che venderà come i Beatles, ci vuole intelligenza, cultura musicale e pazienza, ma ormai la figura dello scout e quello del contabile si sono fuse insieme... bravi, continuate così.
La verità è che le case discografiche dovrebbero mettersi in testa che il mercato del disco non è più quello degli anni 70 e se si continua percorrendo questa strada la qualità musicale è destinata a peggiorare esponenzialmente.
E poi mi chiedono perchè ascolto ancora roba di 40 anni fa... Sarà che, tanto per cominciare, costa meno Led Zeppelin 4 che il disco di Minchia Carta. Chissà quale scelgo?
Ma vaffanculo va...
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