Ritchie Blackmore
Ritchie Blackmore

Ritchie Blackmore ha ancora una volta escluso la possiblità che i rinati Rainbow registrino un album in studio, e che possano imbarcarsi in un vero e proprio tour.

Lo ha fatto in un’intervista a Spaziorock. L’intervista si è svolta un paio di settimane fa, quindi in precedenza alle dichiarazioni del bassista Bob Curiano a Deep Purple Italia, che si è detto invece disponibile alla registrazione di un album di inediti dei Rainbow “non appena Ritchie dovesse dare l’ok”.

Ovviamente a tirare le redini del progetto non è nessun altro che Blackmore. Quindi, finché Ritchie ritenga di volersi concentrare in primis sui Blackmore’s Night, sarà difficile che si decida ad andare in studio e ad incidere qualcuno delle decine di riff rock che sicuramente avrà composto in questi ultimi vent’anni.

Sempre a Spaziorock, Ritchie ha ribadito che i tre concerti dei Rainbow di questo giugno verranno con tutta probabilità registrati per una pubblicazione futura.

Nell’intervista vengono toccati diversi argomenti interessanti: da Joe Lynn Turner alla Rock and Roll Hall of Fame, dalla convalescenza dopo l’operazione alle dita, ai piani per il futuro – per ora sconosciuti. Vale la pena leggerla.

Altre interviste: Die Welt e Der Spiegel

Di recente, Blackmore è stato intervistato un paio di volte da Martin Scholz del quotidiano tedesco Die Welt.

In un articolo, che compare nella sezione Motori del giornale, Blackmore parla della sua vecchia Mercedes 300 SE (la sua prima auto, che possiede ancora) e di quanto non sia più affidabile; delle sue abitudini di guida; e sfoggia tutta la sua conoscenza in materia di antichi castelli delle campagne tedesche.

Nell’altro, pubblicato un mese fa, Ritchie racconta del suo rapporto con la tecnologia e con YouTube (grazie a cui ha anche “scovato” il nuovo cantante Ronnie Romero); del suo amore per il pop tedesco; e del fatto che per i nuovi concerti rock voglia concentrarsi sul repertorio dei Rainbow con Ronnie James Dio alla voce.

Parla poi di Joe Lynn Turner, di Jon Lord, e di Bruce Payne, manager dei Deep Purple, in relazione al presunto divieto che questi avrebbe imposto al chitarrista per un’eventuale apparizione alla cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame dello scorso mese.

Spiega poi di come le opinioni di altri artisti nei suoi confronti, buone o cattive che siano, non gli interessino; e ricorda l’episodio dell’esplosione sul palco durante lo storico California Jam del 1974.

Con Alex Gernandt del settimanale Der Spiegel, Blackmore ha parlato del suo rapporto (stretto) con la Germania, di quello che pensa riguardo a droga e a occulto, del rapporto con Ian Gillan, e, ancora una volta, dell’epopea sulla Rock and Roll Hall of Fame.

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