Martedì 18 Giugno 2013
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Deep Purple Mark I - Le origini

Deep Purple Mark I - Le origini

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Biografia - Biografia dei Deep Purple
Scritto da Vincenzo Germano   
Martedì 30 Novembre 1999 01:00

Di chi fu l'idea del progetto Deep Purple? Diverse sono le versioni, ma il merito maggiore fu dell'ambizioso manager Tony Edwards e del pubblicitario John Coletta, entrambi giovani e alla ricerca di un gruppo al quale affidare l'ingrato compito di affrontare le generazioni post-sessantottine con un tipo di musica che rappresentasse un modo di vivere.

 

Edwards e Coletta contattarono Jon Lord, giovane ed eclettico tastierista, ben noto nell'ambiente musicale londinese, grazie alle sue numerose collaborazioni con artisti e gruppi che godevano di una certa popolarità.
Jon accettò l'interessante offerta e si mise subito al lavoro per cercare validi elementi. La scelta del bassista cadde su Nick Simpler, con il quale Jon Lord aveva già suonato nei Floweport.
Fu proprio Simpler, dopo aver accettato la proposta, a suggerire il nome di Blackmore come chitarrista del gruppo. Questi, però, era andato in cerca di fortuna in Germania e a causa delle sue precarie condizioni economiche furono Edwards e Coletta ad addossarsi le spese per riportarlo in patria da Amburgo.
Mancavano ancora due elementi, e fu per puro caso che ad una audizione capitò Ian Paice, ex Maze, che una volta sedutosi dietro i tamburi colpì molto Jon & Co., che subito lo scritturarono. Per trovare un cantante si pensò di mettere un'inserzione su "Melody Maker". Furono in molti a presentarsi alle audizioni, ma la scelta cadde subito su Rod Evans, compagno del drummer Ian Paice.
L'organico era al completo: Lord all'organo, Blackmore alla chitarra, Paice alla batteria, Simpler al basso e Evans come cantante. Cominciarono quindi le prove nella sede di Deeves Hall; correva il marzo del 1968.
Inizialmente si cominciò con l'elaborare nuove versioni di brani già famosi, ma si lavorava anche su brani composti soprattutto dal duo Blackmore-Lord.
Gli attivissimi Edwards & Coletta programmarono subito una mini tournee in Danimarca.
Al gruppo fu messo il nome provvisorio Roundabout, ma tornati dalla positiva esperienza danese Blackmore propose come nome definitivo Deep Purple, titolo di una vecchia canzone di Bing Crosby, nome che venne accettato con entusiasmo dal resto della band.
Sempre Blackmore mise in moto vecchie amicizie per avere un contratto discografico; dopo qualche mese i neo Deep Purple infatti avevano sottoscritto un contratto con la Tetragrammoton Records in America e con la EMI sul versante europeo.
La prima tappa da percorrere era adesso la pubblicazione del primo disco. Il materiale sul quale lavorare era moltissimo, comprendeva qualche cover, ma per la maggior parte si basava sulle sonorità del terzetto Blackmore-Lord-Paice.
Il disco fu registrato ai Pye Studios di Londra in soli tre giorni, un record: il titolo scelto fu Shades of Deep Purple e adesso tutto era pronto per confrontare i Deep Purple con il mercato discografico
A dispetto delle previsioni, il primo lavoro dei Purple riscosse pochissimo successo, tranne il singolo Hush che riuscì a piazzarsi nella top ten statunitense.
La causa di questa disfatta fu proprio il fatto che, invece di instaurare un nuovo filone musicale, i Deep Purple ripresero sonorità caratterizzanti gli anni '60 e le appesantirono con metodiche definibili grezze.
Mentre la Tetragrammoton Records cercava in qualche modo di sfruttare il successo riscosso da Hush negli States, i Deep Purple rientrarono in studio per registrare The Book Of Taliesyn, un altro sonoro fiasco, poiché rivelava i limiti già presentati nel primo album.
Non si ebbe nemmeno il tempo di considerare questo secondo passo falso che Blackmore & Co. Volarono in America per affrontare la loro prima tournee ufficiale. Il tour prevedeva concerti in supporto ai Cream di E. Clapton e concerti dei soli Deep Purple.
La prima parte, cioè la collaborazione con i Cream, fallì ben presto poiché non furono graditi i comportamenti di Blackmore sul palco che con la sua chitarra si faceva beffe dello stile e della mimica di Eric Clapton.
Il tour dei soli Deep Purple continuò comunque e si chiuse con un bilancio nettamente positivo.
Tornati in patria, i Purple rientrarono in studio per registrare un album che finalmente potesse far breccia nella musica "dotta" degli inglesi. E' il marzo 1969 e la realizzazione del III album è ultimata, album che sarà intitolato semplicemente Deep Purple.
Questo lavoro venne pubblicato nel novembre seguente e si dimostrò subito all'altezza dello sforzo compiuto, distaccandosi in modo netto e deciso dalla fase precedente: il picco massimo della Mark I.
Le influenze dell'album variavano dal classico rock'n'roll americano, al blues nero fino ad arrivare alla classica, come nell'eterogenea April, per la cui registrazione sono stati sovraincisi più di 16 strumenti, tra archi e fiati.
La bella tournee promozionale sancì una notevo frattura tra il ben rodato terzetto Lord-Blackmore-Paice e il vacillante binomio Simpler-Evans.
A Coletta ed Edwards il compito di risolvere la situazione. Si decise pertanto di liquidare i meno validi, perciò Evans e Simpler suonarono per l'ultima volta con i Deep Purple il 4 luglio 1969, quindi le loro carriere musicali si divisero definitivamente.
VINCENZO GERMANO


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